Pour nous joindre, cliquez psyit
Home

Per contattarci

L’Effetto Boomerang

I nostri temi scientifici

Organi genitali femminili

Scopo: L'equilibrio

Francia e Dio

Scienza e Fede

Andare sul nostro blog

Leggere con musica

Altri temi spirituali

La vita nasce della conoscenza

Siti Amici

FRANCIA E DIO

CAPITOLO 2





LE PIANURE DI UCRAINA

  

Febbraio 1981 : La scoperta  

  

  

In un tempo dove per me Dio non esisteva, lui tuttavia  mediante la sua Grazia, mi portò questa esperienza della vecchia Unione sovietica, affinché potessimo rievocarlo insieme oggi.     

Era nell'inverno 1981. Andavo a soggiornare una prima volta di febbraio a fine di maggio, poi rivoltare cinque a sei settimane in settembre. Al giorno dell'elezione del presidente Mitterrand, non ero in Francia dunque, sebbene mi trovai con tutto il mio cuore. Non sono mai andato più lontano nelle mie convinzioni politiche che queste di restare nell'anonimato della scheda elettorale, ma nutrivo volentieri a questa epoca, delle idee a tendenze comuniste. Andai via in una certa speranza da trovare una forma di consolidamento delle mie convinzioni di cui andavo essere guarito al contrario, dunque molto prima il mio primo ritorno. Essendo allora anti-Dio, va da sé che in bene dei campi non ero un santo. Non parlerò tuttavia qui secondo un'analisi legata ad un eventuale puritanesimo  religioso, ne  relazione alla mia conversione, ma bene secondo la mia percezione dell'epoca.   

Ero ritornato da solamente alcuni mesi del soggiorno in Colombia che rievocavo nel capitolo che precede, quando la mia impresa mi mandò in sostituzione di colleghi sommersi dalle difficoltà del compito. Si trattava di mettere a fuoco l'obiettivo di funzionamento un'importante unità di produzione di enzimi venduti da un gruppo francese all'URSS alcuni anni più presto. Era localizzata in Ucraina fra Kiev ed Odessa, nei dintorni di una cittadina di venti quattromila abitanti, chiamati Ladijin. I differenti scambi che avevo potuto avere coi miei colleghi anteriormente a la mia partenza mi avevano abbastanza bene preparato a ciò che troverò, in rapporto al mercato nero. Me sembrava tuttavia che ciò sarebbe l'unica differenza che troverei con la Francia. Avevo più particolarmente ricevuto di uno di essi la motivazione di munirmi di alcuni jeans nuovi, per procurarmi qualche denaro per le spese minute supplementare, ecco tutto.  

Me alzavo in volo direzione Mosca il cuore gioioso dunque, con una maggioranza delle mie idee preconcette sulla grande Russia e le mie convinzioni a tendenze comuniste. Di tutto lo raggruppo di sette o otto francese delle diverse imprese che si rendevano sui luoghi, ero il solo a me rendere per la prima volta. Mosca le suoi alcuni veicoli nelle vie, mi sembrai un po' cupo, ma come era per l'ora unicamente una serata lampo di transito tra l'aeroporto e le stazioni, non feci caso. Durante il nostro sonno, di numerose fermate avevano punteggiato l'avanzamento del nostro treno della notte. All'alba, mosse in un languore che sembrava venirgli della notte dei tempi, mollemente progrediva in queste immense pianure innevate. Qua e là, dei kolkhozes1 impiantati vicino a piccole frazione di comune molto isolate, non erano senza ricordarmi certi ricordi di film, tale Anna karénine o Dottore Jivagot.   


1) Kolkhoze,: Cooperativa agricola di produzione con mezzo di produzione collettivi.


Nel nostro gruppo, una coppia che viaggiava con una bambina, sembrava molto triste. Avevano già sul posto tre anni di espatrio, e facevano pena a vedere. Per creare il contatto e portarli fuori tutti due di questa malinconia, mi rivolsi allora al marito, e me mi informai banalmente dello stile di vita sul posto. Alla mia grande sorpresa,  ottenni da parte sua che una risposta sferzante dello stile: Ne ho abbastanza essere presi per un "stupido" di quelli che avverto, vedrai per te stesso ". Avevo avanzato una domanda,  non ne rischiai allora una seconda. Sebbene questa risposta mi abbia apostrofato molto, non mi fermai, considerando l'allontanamento come il motore di questa stanchezza flagrante.

A Vinnitsa, situato a cento cinquanta chilometri al sud di Kiev, lasciammo il treno, per effettuare l'ultimo centinaio di chilometri in autocorriera fino a Ladijin. Come avevo trovato un buono pretesto per il numero dei veicoli a Mosca, la scusa del deplorevole stato delle carreggiate, venne questa volta del clima. Non eravamo più in una regione di freddo siberiano, ma siccome abbiamo l'abitudine di rappresentarci la Russia mediante la ritirata Napoleonica, non portai lì troppo attenzione. Più avvicinavamo dello scopo, più la mia impazienza era grande di scoprire il vero ambiente naturale del mio futuro soggiorno, perché i dires dei miei compagni di viaggio cominciavano di perturbare il mio entusiasmo. Quando entrammo in questa cittadina, la mia prima impressione mi portò un grande sollievo. Messi da parte, le degradazioni del bitume della carreggiata, ci saremmo creduto in "Francia ". Ebbi il tempo di notare un stadio con giardino di bambini, dei palazzi quasi accoglienti, su un grande posto una grande palestra ed un supermercato mi sembrò egli, infine niente che mi confermò il dire di questo francese scorbutico. Ne fui molto felice e restai convinto che andai a passare là un piacevole soggiorno.  

I venti a venti cinque francesi che eravamo generalmente sul posto, erano raggruppati in un stesso palazzo, a due o tre per appartamento. Il tempo del viaggio avevo un po' simpatizzato con un saldatore leggermente più giovane di me che ne era al suo secondo soggiorno, e soprattutto con un più vecchio molto meno volubile che ne era egli al suo terzo ritorno. Fin dal nostro arrivo si erano arrangiato affinché ci raggruppavamo tutti tre.  

La soglia della porta superata, mi sentii da me ". C'era bagno, servizi, camere, cucina con gas e frigorifero, balcone con vista sulla campagna ancora un po' innevata ed un ammirevole sole calante, tutto era rifinito ". Malgrado molto numerosi dettagli di rifinitura, lasciati appena in un stato della fondamenta  non immaginabile per un francese, non so più per che motivo non li notavo allora, forse semplicemente che non c'è nessuno di più cieco di quello che non vuole vedere. Mi sembrò anche che tutti quelli di cui avevo ricevuto una cattiva testimonianza, erano delle persone abituate alla loro piccola comodità borghese alla francese ai quali l'esperienza dell'espatrio mancava verosimilmente. Si fermavano su dei dettagli, per fare delle generalità.  

L'indomani mattina, quanto arrivai sul sito industriale, fui rinforzato di nuovo in questo senso. Un immenso edificio di cemento in che si trovava tutta la produzione, seguiva un altro non meno immenso per questo tipo di tecnologia. Là c'erano ancora alcuni mattonelle di maiolica scollata, dei isolamenti di tubature aperti, ma alla meno peggio, questi non erano peggiore d'altrove. La scusa di un certo aspetto di vetustà dei locali era stata questa volta totalmente involontaria. Ero probabilmente al meglio posto per rendermi conto che tutto era nuovo, ma considerando l'aspetto del complessivo al quale potevamo dare facilmente una buona quindicina di anno, non realizzai sull'istante che l'unità non aveva prodotto mai.  

Il primo mezzogiorno, cominciai di scoprire la cucina locale, ma fui una volta di più obbligata di constatare il cattivo comportamento del francese all'estero per il quale, solo la cucino francese è degno di essere apprezzata. Ciò mi rinforzò nella loro inesperienza dell'espatrio. Ha tavolo alcuni sarcasmi andarono bene da qui di là, ma li attribuivo più alle differenze di opinioni politiche legate alle elezioni presidenziali francesi che ad un malessere veramente fondato concernente l'unione sovietica. Con molto indietreggiamento, dirò del resto adesso che uno e l'altro era forse vero.  

All'infuori dei mercoledì e sabati dove potevamo cenare in un ristorante piano-bar, le altre sere, noi noi lo preparavamo all'appartamento. A questo effetto, ogni fine settimana ricevevamo per denaro per le spese minute e fare le spese di casa, un valore in rubli, quasi equivalente allo stipendio mensile di un operaio qualificato. Coi miei compagni, ci dividevamo i compiti casalinghi dunque, più vecchio alla cucina, più giovane alle stoviglie, ed io alle corse. Andavo così molto rapidamente scoprire una vasta città pedonale, costituita di palazzi di quattro a cinque piani circondati di alberi e di vegetazione. I francesi ne traevano generalmente l'immagine delle città molto popolari, ma questa era abbastanza bene equilibrata e il complesso in questa fine febbraio restava ancora accettabile secondo me. Il negozio vicino del quale l'autocorriera ci fermava la sera non scappava alla regola, anche se in questa fine di inverno, le aiuole facevano molto cattiva figura in rapporto di ciò che sarebbero stati in Francia. Le persone entravano ed uscivano come dei tutti i negozi dal mondo, e nessuno sembrava a prima vista disgraziati. Andavo tuttavia scoprire una cosa sorprendente per l'immagine che avevo di un paese al meno uguale al nostro. Essendo un po' goloso, notai alla mia entrata in questa prima visita, una bancarella di dolciumi e cioccolati che non erano di una qualità superiore, ma avevano il merito di esistere. In quanto al resto, un veloce sguardo circolare, mi diede l'impressione che ero arrivato su un altro pianeta. Questo giorno c'era forse come molto eccezionalmente in questo luogo, un mezzo kalbassa1 o come più frequentemente, c'erano forse anche un quarto o una mezzo-testa di maiale, ma come sempre, c'erano certo alcune braciole di maiale senza carne sulle ossa. Delle ossa bianche come ogni osso bene grattato. Questo giorno come tutto altro, ecco al massimo, tutto ciò che poteva contenere il reparto macelleria salumi, il resto del negozio essendo costituito di una mostra di scatole di conserve,  tutti gli stessi. Il pane non era un problema, ma per il latte, non ne bevemmo mai. Ebbe bisognato fare sera o mattina delle interminabili code vicino ad una cisterna per approvvigionare ci lo, al rischio di dovere ripartire senza, questa essendo sempre vuoto prima della fine della distribuzione.


1) Kalbassa,: Genere di grosso salame fa con carni abbastanza magre come quella del prosciutto penso.

Fui beninteso più che apostrofato, ma questo paese restante per me un paese nove, "bisognava sapere adattarsi". La seconda sera, andavo a scoprire un poco più meglio col mio universo di approvvigionamento. Il nostro materiale di cucina essendo limitato, mi misi in pena di trovare una padella di cucina in uno dei quattro negozi della città. In quell'il più vicino al nostro domicilio, ne trovai un'e una sola, ma se disponeva di una bella campana in vetro per coperchio, non possedeva manico ed il coperchio di manopola. Feci gli altri tre supermercati  dunque. Il Mio dizionario in mano chiesi, perquisii, ma in la impossibilita di trovare ne un'altra, ritornai comprare l'unica di vendere di tutta la città. Il Mio dizionario in mano chiesi, perquisii, ma in la impossibilita di trovare ne un'altra, ritornai comprare l'unica di vendere di tutta la città. Acquistai anche un grosso cucchiaio in legna, che andavamo ad utilizzare di un'estremità secondo la sua vocazione, e dell'altro come coda di stufa. L'importante non era di mangiare? Mangiare! Andavo a scoprire poco a poco che mangiare era infatti un problema per molto, ma era ancora un poco presto per me.

Il mio soggiorno essendo previsto inizialmente di corta durata, nessun desiderio di integrazione mi era apparso come motivante. Avevo al contrario previsto passare i miei fine settimane a fare dello sport in campagna o al mezzo di tutte le attrezzature sportive disponibili. Abbordai il primo week-end in questo stato d'animo dunque. Mi vedevo correre già a non in finire più in queste immense e glaciali pianure dell'Ucraina scopato dal vento, ma il mio più giovane compagno di appartamento aveva molto meglio a proporrmi. Era uscito le prime due sere, ed il venerdì arrivato, tentò di persuadermi di seguirlo. Non ero veramente in stato di anima di farlo, di piu che egli mi invitava gli stesso a cenare senza altra forma di buona creanza, in una famiglia sovietica che non avevo intravisto anche. Insistè tuttavia con tanto sottinteso che cocente di concupiscenza, mi lasciai convincere e l'accompagnai.     

Ciò mi sembrò pieno di nonsenso, di vedermi in questa via deserta e glaciale, andare alcuni palazzi più bassi alla ricerca dell'avventura, ma che fare, ero partito. La porta si aprì e là, come mi aveva lasciato sentire, delle braccia si tesero verso noi per accoglierci calorosamente.   

Era in effetti di una "famiglia sovietica tradizionale", genitori, bambini, amici tutti seduti intorno ad una copiatrice tavola di cena. In realta di amici, aveva  che gli amiche con un  "e". Devo riconoscere che ciò non mi apostrofò lì per lì, visto che c'erano i due grandi bambini del focolare. Cominciavano il loro pasto, entrati dunque appena, fummo come progettati a tavolo. All'infuori dell'affascinante padrona di casa, un'altra amica era per me più che seducente, ma il mio compare sembrava avere lo stesso interesse che io per lei, dunque.... mangiammo, mangiammo, almeno tre piatti differenti, bevemmo dei vini in ogni genere, il champagne, e l'inevitabile vodka. Le conversazioni erano certo molto limitate, ma ciò prese talmente di tempo per dire così poco che la serata passò rapidamente.   

Senza saperlo avevo  ricevuto l'immagine della "vera" famiglia di unione sovietica che volevano dareci. Un marito molto poco espansivo, una moglie e delle amiche molto affabili, ma tuttavia corrette, dei grande bambino affascinanti dell'età circa i miei, anche se sensualmente ero restato sulla mia fame, il mio stomaco quando-a lui si era rallegrato.   

Dopo le mie difficili ricerche della prima settimana, andavo a scoprire in la seconda, un altro modo di rifornimento aperto questo a una minoranza. Essendo stranieri, eravamo considerati prioritari per l'approvvigionamento, tutto come la milizia, l'esercito ed i membri notori del partito comunista. Eravamo ricevuti per ciò su appuntamento una volta per settimana, in una sala particolare in fondo al negozio, e potevamo acquistare allora tutto ciò che era escluso alla gente comune non prioritarie, qualche sia la sua funzione. Sebbene poco varia, la carne abbondava, i vini, il champagne, le conserve di qualità, i dolciumi fini, tutto era, ma là dove il problema diventava imbarazzante, era all'uscita. Le borse spesso traboccanti di viveri, carichi come i muli, dovevamo attraversare allora tutto il negozio a mezzo vuoto, sotto lo sguardo invidioso di ciascuno. Nella parte posteriore bottega, incontravamo frequentemente dei militari o delle persone di polizia, ma tutto come noi, colpevolizzavano dello stesso malessere ed uscivano vergognosi di questo luogo la testa bassa, le borse chiuse per il meglio.   

Per l'acquisto delle verdure, avevamo invece il mercato del sabato mattina aperto a tutti. Una trentina di donne, vendevano tutte le verdure tradizionali di prima necessità, così come alcuni altri prodotti locali conservati nel sale, l'olio o l'aceto. Da presto la mattina arrivavano spesso a piedi dei kolkhozes circostanti, distanti di parecchi chilometri. Munite dei piccoli carri a mano o molto pesantemente caricate a schiena, portavano il frutto del loro lavoro. I prezzi erano affissi abbastanza correttamente, ma di un valore tale, che erano quasi scoraggianti malgrado l'enorme bilancio di cui disponevamo in rapporto ai residenti.   

Non meno caro erano le scarpe che dovetti molto rapidamente acquistarmi. Era è vero, di un paio di un stile tennis un poco all'occidentale e non di queste scarpe di cuoio neri classico che ciascuno portava che sarebbero stati una decina di rubli meno rovinosi. Li avevo pagati tuttavia quaranta rubli affissi in negozio, o i due quinto di un salario base. Non è necessario essere molto bravo in calcolo mentale, per comprendere le ragioni che spingevano un gran numero di tra essi a camminare con le scarpe nere bucate.     

Avevo in ciò diminuito un po', il rapporto di paragone, tra il popolo sovietico e gli Stati Uniti come l'avrei fatto prima della mia partenza. Non avevo tuttavia ancora tutto compreso, e la scusa era ancora il paese nove, in quale bisognava aspettare il tempo della “mietitura". Ma quale mietitura?   

La mia meditazione sulla sorte di ciascuno era localizzata ancora a scala più debole, perché il week-end aveva riportato con lui la "febbre del sabato sera". Andavo  dunque a rendermi per la prima volta a questo ristorante dancing aperto i mercoledì e sabati. Esternamente l'edificio aveva bell'aspetto, e non aveva niente ad invidiare ad un edificio italiano dello stesso stile, anche se ciò non andava a durare. Per quella sera, devo confessare che ero più interessato per gli incontri che potrò fare che per l'edificio. Andavo del resto ci ritrovare per caso questa piacevole persona del pasto improvvisato con la quale le nostre relazioni andavano a crescere un po' fino a danzare insieme, con da qualche parte un gran interesse reciproco.   

La terza settimana andava ad essere per me molto importante, perché me rivelò molte cose. Tutte le scuse che avevo potuto trovare fino a quel momento in favore dei sovietico, andavano essere scosse sufficientemente per aprirmi gli occhi. Tenuto conto dell'allontanamento non disponevamo di tutte le attrezzature indispensabili al nostro lavoro, ed egli c'arrivava talvolta di dovere fare chiamata all'attrezzatura locale di che ci facevamo prestare sul posto, tali delle grosse chiavi per esempio. Un giovane di venti due venti tre anni aveva ricevuto dunque la funzione di portatore di chiavi affinché non abbiamo a spostarci. Passava normalmente due volte da giorno con due grosse chiavi piatte in ogni mano, e restava a nostra disposizione per fornire certe attrezzature più specifiche. Non ebbi spesso ricorso ai suoi servizi, ma ogni volta che fui costretto, dopo avere fatto tre chilometri nella fabbrica per correre egli dopo, finii sempre per capitolare ed aspettare fino all'indomani mattina, talvolta più. Era molto gentile e servizievole con noi, ma passante spesso là dove le donne delle pulizie "lavoravano", ce ne era spesso una per aiutarlo a passare piacevolmente il suo tempo.   

In questa terza settimana, incontrai per la prima volta questo problema dunque, ed incrociando allora una responsabile sovietica, reagisco come l'avrei fatto in Francia. Gli espressi le mie difficoltà e dell'inverosimiglianza della situazione, ma bene che parlò molto poco francese solamente, la sua risposta fu di una tale chiarezza che percepii senza equivoco che era meglio tacere. Non essendo stato confrontato ancora al senso di superiorità, che manifestavano generalmente da noi, non compresi tutto il senso ne sull'istante. Una cosa era tuttavia chiara, se aveva di nuovo a lamentarsi di me, sarò rinviato immediatamente in Francia, col mio passaporto mirato in rosso per non più potere ritornare lavorare in Unione-sovietico. Tornerò così puntare in stato di disoccupazione in Francia! ??? Lavoravo personalmente spesso sessanta o ottanta ore  a settimana a questa epoca, allora anche se in Francia la disoccupazione era notoria, non feci esattamente l'avvicinamento.

Alcuni giorni più tardi, avendo modificato infructueusement le installazioni come l'ordine me ne era stato dato prima della mia partenza, un'avaria si produsse, al punto che un apparecchio se ne trovò deteriorato. Fui costretto dunque di fare un rapporto telefonico su le mie difficolta alla mia impresa. Per l'ingenuo che ero, una cosa stupefacente mi arrivò allora. Fin dall'indomani, considerando che la mia posizione di agente tecnico non corrispondeva a quella dei miei compagni operai, la direzione della fabbrica cambiò me camera.   

La sera venuta lasciai i miei compagni di appartamento dunque e passai sotto al piano. La mia nuova camera era questa volta attrezzata di un telefono, questo che mi procurava ufficialmente delle eventuali facilità di comunicazioni. Non voglio dire che non ne era tutto così, ma questo presentava anche il vantaggio per essi di metterci facilmente su ascolto. Lì per lì, troppo preso con il risultato del mio lavoro, non ne mi preoccupai, ma più tardi ci capitò talvolta tra francesi, di giocarceli di. Rievocavamo tra noi un falso problema al telefono, e l'indomani, massimo due giorni dopo era menzionato in riunione. Forse questo non era molto ricercato, ma lontano da casa, la percezione della finezza è differente talvolta.

Se mi ricordo bene, la fine di questa terza settimana fu tanto decisiva tra io e "Galla".Andavamo difatti progressivamente legarci uno all'altro, al punto che alla mia seconda partenza, pensavamo al suo arrivo in Francia. Vivemmo insieme delle esperienze e dei contatti che non avrei vissuto mai senza lei, ed in particolare l'apprendistato del Russo. Adolescente aveva fatto parte delle gioventù comuniste, e si era in seguito sposata. L'eccesso di alcol, unito al cinismo in che era bevuto da suo marito come per tanti altri, aveva fatto molto rapidamente di lei una donna battuta. A queste difficoltà un'atrocità della vita l'avendo segnato molto, aveva divorziato appena un anno e mezzo prima. Sebbene suo marito fu allora capitano, con tutti i privilegi che ciò comportava, non aveva guardato all'immensità che divideva i due mondi Sovietici, quello dei prioritari e dei non prioritari, aveva preferito perdere tutti i suoi vantaggi materiali per guadagnare in serenità. Restava sinceramente comunista, ma un poco come una macchina senza grande speranza, provava ad aggrapparsi alla vita, ciò che andavamo a tentare di fare insieme. Una domenica di primavera mi ritrovai così nel dilemma di accettare un pasto di famiglia da uno dei suoi zii o di passarlo lontani uno dell'altro e della sua ragazza Allhona. Questo zio abitava una casetta vecchia, su un piccolo terreno, in periferia di Ladijin. Arrivammo siccome è corretto arrivare, ma eravamo gli ultimi. Le presentazioni durarono ciò che è abituale di incontrare in un ambiente familiare, e benché fui beninteso un po' il centro di interessi, non lo subisco mai. Fui integrato molto rapidamente anche come tutto altro membro della famiglia, questo che era probabilmente un poco lo scopo di Galla. Il tavolo era certo quello di un giorno di festa, ma non somigliava più in niente a quello che avevo conosciuto, quando avevo stato invitato all'improvviso in questa "famiglia sovietico tipo". C'era certo a mangiare come per un giorno di festa, molto correttamente preparato, ma più a profusione come era il caso in questa altra famiglia. Credo ricordarmi che bevemmo del vino, ne avevo probabilmente portato, tutto siccome il dessert. Accadde il digestivo, dove potei misurare veramente tutta la differenza dei due mondi. La falsa opulenza messa in evidenza per i primi, era diventata l'umiltà di una famiglia modesta e simpatica che agiva con un cœur sincero. Non c'erano più la vodka a profusione, perché troppo cara per i non prioritari, aveva fatto posto al "savaghone". Si trattava di una fabbricazione personale di cui erano stati felici di raccontarmi il loro metodo di produzione. In un grande recipiente, facevano fermentare una mescolanza di acqua zuccherata e di mollica di pane in che lasciavano macerare alcune prugne del solo albero che possedevano. Dopo ottenimenti del tasso di alcol, distillavano per mezzo di un alambicco concepito con una pentola a pressione sull'uscita vapore della quale avevano installato un serpentino di rame. Non vi dico di quale torcibudella si trattava, ma erano felici del risultato che, alcol  aiutando permetteva loro di "distrarsi". In fine di serata Allhona, Galla ed io ritornammo tutti tre "da noi", felici della nostra giornata.    

Ne approfitto per sottolineare la differenza fondamentale tra i modi di bere di queste persone, e la generalità di quelli che beveva come ne facevo allusione ha alcune linee. Avevano bevuto allora siccome possiamo bere noi stessi in occidente. Ci divertiamo, beviamo, siamo a rigore più o meno ubriaci. Le conseguenze possono andare della gioia al dramma, possono portare ad un comportamento più o meno violento secondo l'individuo, possono condurre anche velocemente ad un'assuefazione pericolosa, all'insaputa della persona lei stessa. Non conducono tuttavia direttamente alla forma di depravazione e di désœuvrement morale che risulta da una consumazione di alcol bevuto in questo cinismo distruttore che è il modo di bere per "dimenticare". Questo risultato che possiamo trovare, dall'alcolista profonda o gli soggetti vittime di un désocialisation notorio. Una maggioranza di quelli che ebbi l'opportunità di incontrare a questo ristorante del mercoledì e sabato sera, bevevano così. Venivano a tre o quattro giovani ci. Appena se non arrivassero sulla punta dei piedi per non farsi notare. Si acquistavano cento grammi di vodka, e cento grammi dopo cento grammi, andavano così fino al primo che cadeva. Lasciavano allora il piu discretamente possibili i luoghi, per timore di essere apostrofati dalla milizia, felici di essere passato una "buona" serata. Ritornavano da essi, e lo sfogo che non si erano accordati, aggiunto a tutto il risentimento della loro incapacità di vivere, usciva, allora battevano loro moglie. Bevevano senza entusiasmo, senza speranza di vita, perché in essi ogni motivazione era morta. Non so se mi esprimo correttamente affinché ciascuno possa percepire tutta la differenza? Nelle circostanze del mio lavoro attuale, ebbi l'opportunità di incontrare in mille nove cento novanta nove difatti, una ragazza bulgara con la quale rievocammo questa dissomiglianza profonda tra questi due modi di bere che ha di comune che l'alcol.Un è condotta da un eccesso di gioia di vivere, l'altro per la disillusione e l'accettazione di morire un po'più. Mi fu espressa molto bene, mi sembra, per l'osservazione che mi fece questa persona il cuore  stringe. Mi dice allora "sono tre anni che abito Nizza, e che provo a fare comprendere alle persone vicino a cui vivo la differenza con ciò che conoscono qui, ma percepisco bene che non l'hanno afferrato mai. Con voi invece, in cinque minuti parliamo lo stesso linguaggio, ma noi, credevamo era ciò divertirsi! Adesso so! ".  

Non conoscevano e non potevano conoscere. Come avrebbero potuto fare la differenza tra il vero ed i falsi, quando una sola forma di vita era in loro intendimento ? Questo è come navigare su una barca a vela per un mare senza vento, quando la menzogna è dovunque come è ancora possibile credere?  

Se in Francia in mille nove cento ottanta uno eravamo all'elezione del presidente Mitterrand altri avvenimenti accadevano nel mondo, ed in particolare in Polonia. Era un'epoca di sollevamenti e di scioperi generali, ricordatevi di questo polacco Lech Walesa. Ero allora dall'altro lato di questa "cortina di ferro", e la televisione che cominciavo di seguire mi dava tutte le notizie ricevute del loro lato. Anche, ogni sera, alle notizie del télégiornale di venti ore, una persona di una regione differente d'Unione Sovietica era intervistata su questo problema. Beninteso per fare riuscire meglio l'uniformità del pensiero globale, avevano un'origine molto differente uno dell'altro. Presentavano una sera un asiatica di Vladivostok, il seguente sera un nordico dell'Estonia, e la terza sera un Adjarie di Batoumi vicino alla Turchia, con all'occorrenza un turbante sulla testa. Ciò rappresentava la perfetta diversità del popolo sovietico, ma l'uniformità del pensiero. Il dialogo in quanto a lui era strutturare sempre dello stesso modo. Ogni sera la persona della intervista cominciava da presentarsi, lei e la sua famiglia, buono padre o buona madre di famiglia, interamente simpatizzante al problema del popolo polacco. Aggiungevano volentieri che questi polacchi avevano interamente ragione di rivendicare, nessuna discriminazione che è accettabile in seno al "popolo sovietico". Il secondo minuto, descrivevano la loro propria situazione, il loro stile di vita, le loro necessità. Non dicevano che si trovavano nella miseria, ma affinché ciascuno possa assimilarsi ad essi, non si presentavano mai come agevoli. Avevano la preoccupazione d'allevare dignitosamente i loro bambini, con ciò che poteva comportare di difficoltà. Il terzo minuto era dedicato a dare testimonianza di tutti gli aiuti che potevano portare direttamente allo sostiene del popolo polacco, malgrado il disagio che ciò occasionava loro. Il quarto minuto era utilizzato ad domandarsi se nutrire delle persone che non lavoravano era buono, perche era allo scapito dei loro propri bambini e di tutta la loro famiglia, quando al quinto ed ultimo minuto, la conclusione si imponeva di lei stessa, occorreva costi quel che costi, intervenire per fare cessare questo marasma, e così necessario metterli al lavoro per la forza, vedere per...   

Tutto infatti era soggetto all'intox, un intox che li segnava fin da l'infanzia di un modo pernicioso. Durante una visita della scuola materna nella quale Galla insegnava, mi aveva fatto lei stessa notare, non senza alcune inquietudini, il risultato di un disegno libero che aveva dato a fare ai suoi piccoli scolari. Tutti senza eccezione avevano disegnato o dei militari, dei cannoni, dei carri, dei soldati si entra uccidendo o sfilando, niente altro. ... Questo non era apostrofando? Ella come tanto altri non sapeva fare ne tuttavia la sintesi, e come lo scrivevo sono alcune linee, ciò non l'impediva di restare chiaramente comunista, perché la sincerità della maggiorenne partita era grande. E così come una domenica mattina la vidi prepararsi, quasi con vestito à festa, per la giornata del Sobotnik. Tra parentesi, scusatemi la scrittura fonetica di numerose parole russe, non possedendo più l'ortografia esatta, e l'alfabeto essendo differente. Le giornate di Sobotnik erano, credo, al numero di sette, quando furono istituiti da Lenin. Si trattava di giornate di lavoro graziosamente offerte da ciascuno alla collettività, per l'intrattiene e la rinnovazione del contesto di vita. Credo del resto che sui sette, solo rimaneva concretamente quello che precede il primo di maggio. Fin dalle sette della mattina, buono numero di essi avevano cominciato di scendere nella via con pennelli, pale, sarchi, per pulire le vie e le aiuole in vista della festa. Armati di molto modici attrezzi, si erano investiti nei lavori come scopare i canali di scolo, i passaggi pedoni, i davanti di palazzi, passare alla calce i bordatura delle aiuole e marciapiedi. In fine di mattinata, malgrado tutto il loro cuore, il risultato era molto minimo per paragone all'ampiezza del compito. La terra era quasi dovunque presente vicino a tutte queste bordatura ed i loro mezzo di pulire quasi inesistente. Ciò dava i primi metri di pittura di un bello bianca colore calce, ma i successivo erano piuttosto grigi. Erano anche incontestabilmente colore di terra. Il mezzogiorno la maggiorenne partita di essi ritornarono a casa per non riuscire. Fin dalla sera, forse l'indomani, alcune gocce di pioggia vennero a cancellare novanta per cento dei loro sforzi, ma ciò restava tuttavia accessorio. Avevano buona consapevolezza, il loro dovere verso la collettività essendo compiuto.   

In questi stessi giorni, ed in un stesso stato di spiriti andavamo ognuno ad essere testimone di una della più grande incoerenze "tecnica", che mi fu dato di constatare. Adopero la parola tecnica, ma andate probabilmente chiedervi, stesso per quelli che hanno la meno  destrezza di mano, se è possibile che una tale cosa sia avvenuta realmente in Unione Sovietica in questa epoca. È bisogno di ricordare che vent' quattro anni prima, avevano posto il loro primo satellite intorno alla terra, Sputnik uno, il 4 ottobre 1957?   

Da parecchie settimane l'autocorriera di collegamento ci depositava il mezzogiorno a questo ristorante piano-bar del mercoledì e sabato sera. Così di solito, mangiavamo nella grande sala, ma per le circostanze andavamo ad attraversarla solamente, perché un assetto di combattimento era scatenato: Prima il primo di maggio, andavano a riverniciare la totalità del pavimento. Quando passammo nella senso andata, una decina di operai erano pronto ad intervenire di cui tre erano già da lavorare con una molto grossa smerigliatrice a nastro che un spingeva, un secondo tirava, ed un terzo guidava. Gli altri aspettavano pazientemente che la pomiciatura abbia superato già gli alcuni metri quadrati lavorati, per mettersi essi-anche al lavoro. Non ci sarebbe niente avuto in ciò di molto anormale, se la smerigliatrice che era all'origine attrezzata di un sistema di aspirazione delle segature, era stata munita di un filtro ad aria molto efficace. Questo mancante, è inutile precisarvi quanto la polvere era importante in questa immensa sala. Era evidente dunque, che i sei o sette che non erano ancora al lavoro dovrebbero aspettare molto tempo che la pomiciatura dei tre primo sia finita, e che questa polvere si sia depositata, prima di potere loro stessi applicare la vernice.     

Il pasto ci fu serviti fuori cantiere, ma gli più vecchi sul sito, conoscendo bene i problemi che incontravano da anni nelle loro funzioni, non mancarono di schernire come all'ordinario, la finalità che immaginavano molto bene. Avevo visto già di altre enormità che vi racconterei presto, ma immaginare una tale assurdità mi sembrò quasi spostato sull'istante verso le persone tecnicamente evolute. Tre quarti di ora più tardi, il nostro pasto finito, prendemmo lo stesso cammino che all'andata per uscire. Colmo dell'ironia, le previsioni erano giustificate. Gli utenti della grossa smerigliatrice a banda continuavano di fare una spessa polvere, mentre i sei o sette altri, il pennello a mano ed il vaso di vernice dell'altro, erano ad imbiancare al suolo una mescolanza di segatura e vernice che incollava ai pennelli. L'assurdità non si fermò là tuttavia, perché la segatura che assorbe una tale quantità di vernice, questo andava a mancare rapidamente. Lo constatammo evidentemente il seguente mercoledì, perché i due terzo della sala dove erano disposte i tavoli, era ricoperto effettivamente di un rivestimento rugoso, mentre la parte pista da ballo e corridoio di entrata non avevano ricevuto nessuna protezione.  

L'umidità andava a fare rapidamente degli enormi danni su questo bel parquet. Meno di un mese dopo, prima della mia prima partenza, una gonfiatura di una decina di centimetri di altezza su due metri di diametro, era apparso davanti al bar nel suo mezzo. Al mio ritorno in settembre lo stesso fenomeno ne più grande si era prodursi, nel bel mezzo della pista da ballo. Gli immensi finestrini di facciata che andavano del suolo alla copertura, erano spaccate dall'alto in basso per la maggioranza di esse. Non erano ancora cadute ma in buona via di farlo.

Che cose ci sono di più ad aggiungere? Non andate ad immaginare, che non avreste voluto essere al posto di quello che andava ad ricevere il biasimo. Era stato così in il mio caso, la volta dove avevo di correre dietro a questo portatore di chiave, nessuno sovietico era a tenere per responsabile. Avevano fatto tutto il lavoro nel tempo record che era loro impartiti. Avevano adoperato la quantità esatta di prodotto che doveva essere adoperato, tutto era finito per i festeggiamenti del primo di maggio, non andate allora ne più sono essi responsabile dell'infelice filtro ad aria che mancava. Non poteva trattarsi verosimilmente che una macchina fornita da questi Francesi o Italiani che non sapevano andare sulla luna...   

Nello stesso stile, ve lo dicevo, ci sono alcune pagine, un apparecchio che mettevo in servizio si era trovato deteriorato. Mi ero fatto spedire della Francia i pezzi di ricambio dunque, ma per effettuare le riparazioni, mi occorreva ritirare dell'importante tracce di colla di cui la trielina quasi sola poteva venire ad estremità. Si tratta, per quelli che non conoscono questo prodotto, di un solvente molto utilizzato nell'industria. E evidente che essendo di consumazione abbastanza corrente, ma essendo una sostanza molto volatile e pericolosa, me lo procurerò sul posto. Coscienziosamente condussi delle ricerche nei quattro negozi di Ladijin, ma sforzi inutili. Cercai, perquisii, ma non trovai. Ne parlai dunque al direttore francese di montaggio, affinché si fece la mia portavoce verso l'officina di riparazione dell'imponente  vicina centrale elttrica termica . Pena persa, non ne avevano neanche. Dovrei accontentarmi di prodotti di sostituzione, genere petrolio o alcol a bruciare dunque. Come questi prodotti erano inefficaci, ne parlai dunque al più energico dei nostri interpreti che mi dice, "non inquietarti Alain, in alcuni giorni vado a Vinnitsa, una città di circa centomila abitanti al sud-est di Kiev, te ne riporterò!"   Questo bravo uomo di circa trent' cinque anni, molto gentile, servizievole e devoto al possibile, aveva per abitudine di girare e rivoltare i suoi capelli, ogni volta che era nell'imbarazzo, ciò che gli metteva quasi sempre i capelli in battaglia. Ne ridevamo, spesso gentilmente, ma al suo ritorno di Vinnitsa, era particolarmente male pettinato. Venne a me subito e mi dice sono infastidito, "non ne ho trovato, ma non ti inquieto, a tale data, vado a Kiev, ti riportero". Il giorno dice, tornò beninteso sempre da Kiev i capelli arruffati, e là come in una commedia buona salita ritornò verso me, e della sua voce buona imbarazzata mi diede la stessa risposta. Mi dice questa volta, "non inquietarti, vado a Mosca la settimana prossima, te ne riporterò ". La commedia andava beninteso girare alla derisione, perché ritornò da Mosca, i capelli più che mai in battaglia, l'aria contrita, che mi dice “non so perché, ma abbiamo dei problemi di stoccaggio, non ne ho trovato".  

So che faceva molto bene la differenza per la sua parte, fra il nostro sistema di approvvigionamento ed il loro, ed egli era faticato molto. Era parecchie volte venuto in Francia accompagnare dei gruppi tecnici o commerciali, e del poco che potemmo scambiare talvolta, c'invidiava inevitabilmente.  

Di altri che davano ragione all'avvelenamento dei animi che subivano senza percepirla, restavano inflessibile e sinceri nelle loro convinzioni, come era il caso di Galla. Mi capitò così frequentemente all'inizio del nostro incontro di volere in tutta buonafede spiegargli come vivevamo in Francia. Rievocare il mio impiego del tempo con mia moglie, le spese nei negozi, ma anche le corse di autocross alle quali partecipavo in Francia, infine il banale della vita di coppia. Affinché lei facesse bene la differenza, tra la vita di Ladijin, e quella che avevamo in Francia, aggiungevo beninteso i dettagli che non poteva conoscere senza li avere sperimentati, e là, ad ogni volta cozzavo contro la stessa risposta da parte sua, non parlo di politica. Una volta, due volte, come qualcuno che crede essere si male espresso, a causa di una mala padronanza della lingua, riprendevo il mio dizionario e ricostruivo pazientemente la mia frase. Al termine del mio sviluppo, cozzavo me ogni volta contro questa risposta: “Non parlo politico".   

Mi occorse parecchi di queste esperienze, e comprendere meglio la lingua per afferrare ne le ragioni. La politica e quelli che ne tenevano le redini, erano primariamente i direttori di li citi industriali perché membri eminenti del partito. Dirigevano e comandavano la politica locale della distribuzione. Erano questo responsabile vicino degli operai che definivano certe precedenze molto individuali dunque. Quella dei nostri provviste privilegiati per esempio di cui facevamo l'oggetto essendo straniero o ancora quella di questa famiglia che portava ai francesi la buona immagine della famiglia Sovietica standard. In teoria, non era un privilegio dato agli uomini, ma un'istituzione sociale gestita mediante i custodi del buono rispetto delle regole invalse che definivano con "precisione" i bisogni eccezionali. Non c'era più nessuna garanzia possibile di integrità senza essi, poiché erano considerati come essendo questi models di integrità. Il direttore dell'insieme industriale al quale partecipavamo, era stato selezionato così non a causa primariamente delle sue competenze tecniche o commerciali, ma per la riconoscenza politica di cui faceva l'oggetto. Aveva potuto scegliere tra i buoni e leali comunisti, una famiglia fortemente ancorata nel comunismo che non subirebbe l'influenza nefasta del lusso di cui farebbe prova con "gli piccoli francesi", essi troppo ottusi per comprendere le buone e nobili motivazioni sovietici. Il rispetto di questi valori fondamentali, verso i contravventori interni o esterni al sistema, era assicurato da una milizia o un esercito forte e molto bene nutrita, contrariamente al resto della popolazione.   

Nella mia ingenuità dovuta alla mia ignoranza delle loro strutture, provavo a spiegare a Galla, a che somigliava un negozio in quello al reparto primeurs trovavamo i mucchi di arance accatastate, al punto che se prendevamo quella del disotto, tutto il mucchio intero crollava. Lei, sebbene donna di capitano, aveva visto o mangiato un giorno un'arancia e visto o mangiato un giorno una banana. Ho dimenticato l'ordine in che me l'aveva detto. Con un tale vissuto, come poteva comprendere ciò che tentavo di spiegargli? "Sapeva" ciò che riconosceva giusto, che questo privilegio dato a tutti come lo vivevamo era un'eresia della quale il popolo sovietico era protetto utilmente, per non dilapidare il cibo di questi poveri africani che affamavamo. La cosa era a rigore concepibile per lei per provvedere ai bisogni particolari dei prioritari che facevano rispettare l'ordine, ecco tutto. Non ve lo descrivo di un modo sovversivo, come una sintesi nata della mia conversione cristiana, ma bene ciò che scoprii già sul posto, io che ero partito convinto da trovare una giusta causa equilibrata, scoprivo solamente profondi squilibri. Un piccolo sorriso ai labbra per rilassarci un poco, dirò dunque siccome dicevano allora "non faccio di politica".   

Non voglio infatti entrare nelle considerazioni che potrebbero diventare politico commerciale, di sapere se è giusto o no di vivere e nutrirci come lo facciamo. Là non è il nostro argomento di paragone, perché ciò che mi permise anche di prendere coscienza dell'enormità del loro errore, era in certi sottintesi a proposito di "questi piccoli francesi che non andavano, non sulla luna a cui facevano l'elemosina". Sì, erano tutti o quasi, convinti che ci facevano l'elemosina di acquistarci le nostre fabbriche. Ne avevano del resto una prova inconfutabile: non funzionavano mai.  Per causa, perché erano gestite all'immagine del parquet verniciato.

C'acquistavano delle fabbriche per aiutare i francesi nella loro miseria di fronte il stato di disoccupazione. Essi grandi nobili, nutritivi della pianeta che avrebbe dato del pane ad un cane arrabbiato. Soprattutto, non lo dico per ridicolizzare essi della loro sincerità individuale, che dobbiamo rispettare, perché so che in essi c'era più di una semplice ideologia, c'era una purezza nella speranza alla quale davano sempre ragione. Ma... "sapevano!" Sì, sapevano che tutti i francesi presenti in Unione sovietico, erano in realtà dei disoccupati che avevano imparato bene la loro lezione a negare l'evidenza. Era pena persa di dirloro il contrario o stesso semplicemente tentare di abbordare ne l'argomento. "Sapevano ", siccome "sapevano" che per nascondere la nostra miseria c'andavamo fino a mentire sfacciatamente, negando una tale evidenza.  Che cosa rispondere? Che cosa dire per la nostra difesa quando ogni parola pronunziata fa cadere sempre più in basso ? Non lo saputo mai! In questi anni, ero sommerso personalmente di lavoro. C'era certo molta disoccupazione a questa epoca in Francia, e questo fenomeno era utilizzato dai loro dirigenti come mezzo sovversivo, per giustificare l'impoverimento del popolo, al profitto della loro corsa sfrenata a conservare la loro immagine di marca mondiale di fronte gli Stati Uniti. Questo popolo al quale per  l'avvelenamento degli animi, era dato un'immagine di uguaglianza con gli americani per sfruttare la sua credulità, mentre viveva in un stato di sotto-sviluppo evidente. E questo credo che mi permisi di aprire gli occhi, ma ciò anche che era per essi il fenomeno che scatenava della loro animosità verso noi. Ci percepivano per questa ragione, come degli ingrati bugiardi che non avevano stesso la riconoscenza del ventre verso quelli che li nutriva. La possibilità della mancanza di lavoro che non esisteva teoricamente nell'immaginazione della loro struttura, un reddito era legato dunque direttamente al lavoro. Se non esisteva, lo creavano, come quello di questo portatore di chiavi di cui vi ho parlato.

Comprendete forse meglio perché era cosi poco importante che le nostre fabbriche  producono, poiché ciò portava così a ciascuno, la prova dei nostri errori di strutture, la nostra mancanza di conoscenza e la loro grandezza in rapporto dell'occidente al quale facevano l'elemosina per carità umana. Questo è anche perché tutti questi poveri disgraziati del basso della scala erano se convinti di non mai potere fidarsi agli francesi. Per la "buona" causa, la testa dissimulava a essi i loro squilibri profondi mediante le frodi organizzate a più o meno grande scala, ciò che permetteva ad una massa popolare di un livello di vita miserabile, di prendersi per gli uguali degli americani.

Ho conosciuto alcuni di cui uno in particolare che non lo pensavano, ma erano pochissime numerosi. Lavorava alla centrale elettrica termica vicina che metteva a disposizione dei suoi impiegati una moto di prestito, per promuovere il motocross. In questo sistema delle precedenze che regnava ad ogni livello, aveva postulato al pilotaggio di questa moto al suo direttore, e si era iscritto su un elenco di una decina di pretendenti. Questa moto permetteva di fare circa una corsa per anno, uno dopo l'altro. Se uno di essi guadagnasse una volta, sarebbe dimostrato che era migliore che gli altri e diventerebbe prioritario in questo campo. Potrebbe sperare allora all'attribuzione personale di una moto. Quella di cui disponevano non era più giovanissima, ma dopo la corsa ed il pilota precedente, questo l'avendo reso motore tornante, era supposta potere servire di nuovo. La vigilia della corsa, all'immagine della trielina di cui non mi avevo potuto approvvigionare, un locale mancava a questo pilota ed amico, affinché funziona correttamente. Aveva lavorato ed aveva rilavorato da molto l'anziana difettosa, ma aveva ottenuto solamente un risultato poco affidabile al quale voleva credere tuttavia. È forse ciò il peggio, perché le speranze delusero lasciano delle tracce profonde.

Fin dalla mattina fui ai suoi lati per sostenerlo. Da i primi istanti, mi fece una reale buona impressione. Ciò non andava a durare tuttavia molto tempo, perché in mezzo di mattinata, "i  duri" arrivarono, i prioritari. Essi disponevano di moto ad alto rendimento, perché facevano inizialmente parte del sistema prioritario, esercito, milizia e partito comunista. Sarebbe stato possibile confonderli con gli attori del film Germinale, tanto i loro veicoli di trasporto sembravano uscire di un'altra epoca, ma quando misero in moto il motore delle loro preziosi arnesi, un "miagolio" stridente uscito di cinque o sei moto e permessi di capire il mondo che li separava dai non prioritari. Nelle prime torri il nostro uomo si inserì molto bene, ma molto rapidamente il locale difettoso cedè. Come tutti gli altri non prioritari, cominciò di scendere a spingere forse il suo pesante arnese in più forte delle salite che un semplice ciclomotore avrebbe riuscito di salire senza pedalare. Solo i cinque primo appiedamento mai . Finì sesto della corsa, e primo dei non prioritari. Ciò non era annunciato alla rimessa dei prezzi, poiché erano sensati partire tutti con la "stessa" fortuna, ma l'evidenza era là. La prova era tuttavia fatta di nuovo che la giustizia regnava in Russia, i prioritari restavano i migliore e dovevano restare dunque prioritari. Per lui, se niente veniva a rovesciare il corso del tempo, si esaurirebbe fino alla morte a correre accanto alla sua moto nella speranza di guadagnare una volta.   

Derisione delle derisioni, gli bastava andare più rapidamente a piedi difatti che a moto, ed egli diventerebbe prioritario. Quello che riceverebbe una FIAT 500 per allinearsi ad un grande premio di formula uno, riceverebbe la stessa giustizia poiché avrebbe anche egli un veicolo con quattro ruote. Se guadagnasse con la sua FIAT 500, gli sarebbe confidato una formula uno. E poi ci sarebbero probabilmente di altre corse, gli basterebbe aspettare il suo turno. In quanto a la moto, probabilmente ritroverebbe lo stesso, ma questa volta con un anno di più, ed inevitabilmente con gli stessi locali difettosi.   

Certi tentavano di vivere, di altri non avevano più grande cosa a perdere. Era il caso di un vecchio signore che veniva a renderci visita  talvolta ai nostri appartamenti in che non avevamo tuttavia il diritto di ricevere di Sovietici. Arrivava sempre a eludere la sorveglianza le custodi ai bassi della scala. Correvano dietro lui, ma una volta accanto di noi, non osavano più niente dirgli. Aveva fatto la guerra di mille nove cento quaranta, nei campi di deportazione dove aveva conosciuto due francesi. Aveva al suo ritorno, tenuto una corrispondenza regolare fino al giorno dove, per questa unica "buona" ragione, era stato arrestato ed era stato condotto in un goulag siberiano. Era restato dieci sette anni se la mia memoria è buona. Parlava ancora relativamente bene il francese al quale si affezionò come all'immagine del paradiso. Questo, sebbene restando discreto nella via, non cercando di tornare di dove veniva, non guardava a venire a dire ciò che pensava del sistema, stesso negli appartamenti muniti di telefono che era sorvegliato frequentemente.  

Non percepivamo personalmente troppo questa mancanza di libertà, perché circolavamo in città al nostro beneplacito, ma non avevamo diritto a più di sette chilometri del villaggio. Disponevamo di una bici di prestito nello stesso stato che quello della moto, ma un francese prese a quattordici chilometri, era stato espulso. Da questo giorno la bici era restata appesa al chiodo, e noi camminavamo a piedi. I non avvertiti che eravamo non subivano esageratamente la pesante oppressione della milizia, perché localmente la maggioranza di essi non portava l'uniforme, ma quando ci capitava Galla ed io facevamo quattro passi coi nostri amici, tutti i cento o cento cinquanta metri, al passaggio di certi passanti, erano le stesse parole: chuuut, la milizia". Non é evidentemente un segreto per nessuno, ma questa sorveglianza era permanente.  

Questa traduzione è stata effettuata da un traduttore elettronico, è per questo che chiediamo a lei molta indulgenza, e siamo aperti a qualsiasi proposta dalla sua parte per una migliore interpretazione. Grazie per ciò, di volere contattarci qui.

Di quante sofferenze morali o fisiche un popolo può rendersi colpevole egli con delle buone intenzioni, quando lui ha rigettato Dio?  

Su Su Su
Accoglienza del libro Seguito del capitolo
Su

Questo lavoro non può essere oggetto di alcun commercio. È offerto gratuitamente ed per informazione

dall'Associazione Chrétiens de l'Espoir, - 2 Impasse Saint Jean, 26110 VINSOBRES - Francia

Telefono : (33) 9 54 70 57 37 - cristiani.speranza@free.fr - Fax : (33) 9 59 70 57 37 - Siret N° 444 684 427 00016

Seguito del capitolo